il Cristo redentore nell'Arte

La Statua del Redentore di Bruno Innocenti

Come si è detto il Cristo di Maratea ha due punti prospettiva esattamente opposti, uno da terra, dalla strada davanti alla basilica e uno dal mare. Per chi giungeva dal mare doveva sembrare che il Redentore fosse rivolto verso di lui. Ugualmente però anche da terra, perché non poteva assolutamente volgere le spalle alla chiesa.

La soluzione mirabilmente escogitata dall’artista è quella della tunica e delle braccia in alto. La statua è posta sulla cima del monte San Biagio, per cui dal mare, il volto e il Iato verso cui è girato non si sarebbe potuto scorgere in ogni caso. Da terra invece, la breve distanza dal punto d vista dell’osservatore, assume tutt’altra chiarezza e dimensione. Il rischio sarebbe stato quello di creare una figura non aggraziata, in cui il torso corrispondesse alla schiena. Una specie tozzo tutto tondo. Nulla di tutto questo. La tunica e il movimento del piede posto avanti, dà uno slancio e una dolcezza proverbiale nelle dinamiche. Il fatto che abbia le braccia in alto e leggermente piegate, ad invocazione del Padre, con un accenno di drappo o mezzo mantello sulle spalle (nel naturale disegno della tunica), fluisce nel movimento continuo e di finissima fattura; e fa si che da lontano nulla lasci trasparire rispetto alla direzione del volto.
Qualsiasi Piedistallo sarebbe risultato ininfluente, perché vista dal mare, la statua era già posta in alto sulla montagna; mentre da terra e da Vicino, non avrebbe tatto altro che allontanare l’immagine dallo spettatore.
L’ iconografia della figura è perfetta, esattamente quella del Santo delle visioni mistiche, un giovane uomo vestito solo di una tunica bianca, e di un bianco così intenso che non si può descrivere.
L’artista Innocenti, dopo intensi studi e ricerche, ha qui trovato una particolare amalgama di cemento bianco polvere di marmo a cui si mescolavano veri e propri frammenti di minerale delle cave della Versiglia. Per cui di notte, alla luce della luna, la statua riflette e brilla candida
e fosforescente. Per l’osservatore da terra, il punto di vista ottimale è circa 30 metri più avanti sulla strada alla base dei piedi. Gli occhi e la leggera inclinazione della testa, sono rivolti in questo punto. Il viso e l’espressione somatica del Redentore emanano una calma e una quiete sconcertante. Non fosse per il cielo, i cespugli sulla strada, il mare sterminato all’orizzonte e le montagne alle nostre spalle, sembrerebbe a tutti gli effetti di trovarsi in chiesa. Il livello di raccoglimento è sensibilmente percepibile, anche rispetto a quello dell’interno della Basilica prospicente Il volto di Gesù è invero molto bello.
La sensazione incredibile e straordinaria che esprime, è quella dell’assoluto distacco dal mondo, che pure ha dominato. È un Cristo immanente, senza tempo, giovane e pure eterno al tempo stesso. Se fosse possibile azzardare un paragone, molto più simile al Padre: È amorevole e al tempo stesso intoccabile. È un’altra dimensione, che pure ci pervade.
Scrissi un giorno un verso: “Scontato peccato di morte, in Tua eterna vita sorgiamo… ” Ecco forse in questo senso potrebbe essere inteso. È un Cristo che ha passato la morte, definitivamente. È un Cristo per il quale il peccato originale non ha senso alcuno. “Ha passato il grande fiume”, come cantano gli Spiritual degli Africani d’America; e così facendo ci ha mostrato la via.
Da lì ci attende e ci guida, manifestando la speranza e la coscienza di una forza ineluttabile, che anche noi come lui, un giorno, Io seguiremo in questo cammino immortale, perché a questo siamo destinati. È il Cristo Redentore che ha vinto la morte.
“E per questo Dio Io esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, in terra o sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo Signore!” (Fil 2,9-12)
A Gloria imperitura di Dio, e di suo Figlio Unigenito.

Luigi Filippo Parravicini
10 maggio 2013