MOTIVAZIONI

Il conte Stefano Rivetti e il maestro Bruno Innocenti ebbero frequenti e proficui scambi di idee circa il significato che la statua doveva esprimere.

Stefano Rivetti aveva peraltro chiari i concetti e i valori che il monumento doveva incarnare: l’amore, la fede e la speranza

Ideali e virtù che la scultura doveva quindi simboleggiare e che dovevano essere trasfusi nella sua materiale realizzazione.

La statua, osservata dalla lunga distanza doveva sembrare rivolta verso il mare ma, di fatto, guardare l’entroterra la basilica e rivolgersi all’umanità perché:
 “Dio si è fatto uomo per noi”.

 L’assenza di piedistallo perché: 
“Gesù è venuto tra noi con umiltà per stare con noi ed insieme a noi”.

I piedi nudi sulla terra e sui sassi perché:
 “Gesù è venuto povero ma ci indica la via”.

Le braccia aperte in un ampio gesto di invocazione al cielo perché: 
“Cristo nella sua infinita misericordia ci unisce a Dio onnipotente”.

 Il volto giovane, sereno, senza ombra di sofferenza e senza tempo:
“Gesù è la Resurrezione”.

Infine nell’intento del suo ideatore e committente, il monumento, in quel sito ed in quella posizione, è chiamato a rappresentare la rinascita di Maratea e del Sud che tanto amava.